Legislazione Online: un mistero che pochi conosconoEsiste una materia che per me, come per molti altri, risulta essere quasi incomprensibile, essendo composta di codici, frasi complesse e giri di parole. Normalmente viene chiamata “Legge”: nessuno ci dice che esiste e quando ne scopriamo l’esistenza non sappiamo come applicarla, ma nonostante tutto ha un suo fascino.
Queste mie affermazioni, che sicuramente risulteranno incomprensibili alle orecchie di avvocati, notai e giuristi in genere, sono incredibilmente vere nel mondo online.
Quanti sanno che esistono delle leggi anche per il web? E sapete quali sono queste leggi? Cosa permettono e cosa vietano? Cosa è tutelato e cosa no?

Partiamo dalle belle – o forse no – notizie: non esiste ad oggi alcuna legge espressamente realizzata per il web! Ebbene sì: la nostra legislazione non ha ancora formulato una legge ad hoc per il web. In realtà, la questione è molto più complessa.

La rete, infatti, essendo globale e non avendo confini geografici, non può avere una legislazione valida per un singolo Paese in quanto perderebbe di significato e di importanza. Qualcosa si sta muovendo a livello Europeo, ma anche in questo caso ogni abuso proveniente da un utente fuori dall’UE rimarrebbe impunito.

Vediamo cosa è stato fatto sin ora.

Va detto, innanzitutto, che tutto ciò che attualmente vi è nella nostra legislazione per il mondo online prende origine dal Diritto D’Autore con la Legge 633/41

Un’opera può essere tutelata dal diritto d’autore se è un’opera dell’ingegno, ovvero se è unica (è una novità da parte dell’autore e per il mercato) e originale (è frutto del lavoro intellettuale e rispecchia la personalità dell’autore).
Inoltre, solo alcune tipologie di opere rientrano tra quelle tutelabili.
La legge si esprime così: “sono protette ai sensi di questa legge le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro e alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione. Sono altresì protetti i programmi per elaboratore come opere letterarie (..) nonché le banche dati che per la scelta o la disposizione del materiale costituiscono una creazione intellettuale dell’autore.

In secondo luogo, per comprendere il livello di tutela del copyright, ritengo fondamentale fare chiarezza circa la differenza che intercorre tra diritto morale e diritto patrimoniale:

  • Il diritto morale ingloba in sé tutti quei diritti che nascono con la realizzazione dell’opera in capo all’autore, non sono cedibili, sono irrinunciabili e imprescrittibili e muoiono con lui. Il diritto di paternità dell’opera rientra in questa categoria.
  • Il diritto patrimoniale, invece, riguarda l’interesse economico della persona sulla propria opera e nel nostro caso facciamo riferimento al Copyright.

Ora che sia hanno queste due nozioni fondamentali passiamo al web.

Come può esserci utile il diritto d’autore? Cosa dobbiamo sapere per non imbatterci in sanzioni legali estremamente antipatiche e inaspettate?
Ecco le principali soluzioni.

Per quanto riguarda un sito web è bene notare che ognuno ha delle peculiarità per le quali è possibile farlo rientrare nelle opere tutelabili, ovvero è originale e unico: la sua architettura, le immagini e la loro posizione e dimensione, la combinazione di colori, il percorso obbligatorio che un utente deve seguire all’ingresso; sono tutti particolari che rendono il sito un’opera d’autore (sia esso persona o azienda). L’uso di un sito simile da parte di altre persone o aziende porterebbe l’utente a fare confusione; la soluzione è l’uso del contrassegno SIAE, che si può inserire all’interno del sito per autenticare che l’opera sia di proprietà e sia stata messa in commercio in modo legale. La SIAE rilascia al proprietario le cosiddette dichiarazioni identificative. Ogni violazione da parte di altri può, quindi, essere punibile dalla legge.

Nel caso si volessero inserire immagini o video o testi trovati online nel proprio sito, o fare di questi un uso commerciale, è essenziale verificare se siano protetti o meno da copyright. Il copyright telematico è applicato a file web ed è entrato in vigore in Italia nel 2003 a seguito di una direttiva dell’Unione Europea del 2001 che modifica la 633: “la versione consolidata del nuovo testo (…) prevede il diritto esclusivo dell’autore “di adattare e registrare l’opera su qualunque supporto riproduttore di suoni, di voci o di immagini,qualunque sia la tecnologia utilizzata…“. In questo caso l’uso sul sito e soprattutto per fini commerciali è assolutamente vietato dalla legge, sono azioni permesse esclusivamente all’autore. Alla stesso modo potete far causa a chiunque abbia abusato dei vostri prodotti.

Nel caso si voglia far uso internamente di software open source, o si vogliano portare in azienda per modificarli è fondamentale tener presente che la maggior parte di questi prodotti è “protetta” da copyleft: termine che riprende il copyright per rovesciarne il significato e giocare sul significato della sua composizione letterale (copyright: diritto di copia o, letteralmente, copia destra; quindi si è cognato copyleft: copia sinistra). Il copyleft consiste nel gestire i diritti d’autore con delle licenze attraverso le quali si indica ai fruitori che possono usare l’opera, modificarla e distribuirla. Attenzione però: la principale clausola del copyleft è che il prodotto deve essere reso liberamente fruibile da utenti successivi! Il copyleft segue quindi l’opera, di conseguenza non la si può far diventare propria e sottoporla a copyright.

Per quanto riguarda, invece, la libera circolazione di altri prodotti multimediali sono state realizzate le creative commons, ovvero licenze che tentano di fornire una veste giuridica al copyleft. Se un’opera è tutelata da una creative commons un utente può usarla senza limiti, può (re)distribuirla in quante copie crede e modificarla in ogni modo giudicato conveniente. Tutto questo è possibile solo se protetta da copyleft.
Bisogna quindi fare attenzione all’uso che si vuol fare dei prodotti che si trovano online, che siano testi, video, immagini o altro. Bisogna verificare la protezione o meno del prodotto. Nel caso invece si volesse proteggere una propria opera con questo strumento ci sono banche dati per ottenere un codice identificativo. Uno di questi, che ho trovato molto facilmente tramite una ricerca con Google, è: www.creativecommons.it .

Ora che l’arcano mistero è stato risolto non si può far altro che essere prudenti nell’utilizzare materiale online per scopi commerciali, e proteggersi con i suddetti strumenti ricordandosi, però, che il web è una piattaforma di condivisione, dove l’apertura è apprezzata dagli utenti/clienti. Proteggere il materiale che si mette online con un copyright è preistoria: la concorrenza che vuole scaricare il nostro materiale lo fa indipendentemente dalle protezioni attraverso un valido informatico che conosce i trucchi del mestiere o tramite un “mistery man” che si intrufola in qualche seminario e fotografa le slide.

I segreti aziendali non vanno online, tutto il resto sì. Siate webber 3.0!