[7-eleven] Nella puntata precedente di “Se Internet ha vinto, Facebook è morto e i social media stanno male”:

Le aziende devono imparare dai loro errori. Premiare l’economia della reputazione. Facebook non è obbligatorio. E quindi? Si ricomincia da capo. Con obiettivi di business concreti e le persone al centro.

@04:00 p.m. Se #internethavinto, le persone devono tornare al centro

Nelle puntate precedenti

L’uomo con la valigetta prende dalla tasca del soprabito un pezzetto di carta e scrive il proprio numero di telefono; lo porge all’uomo con il cappotto: “Mi ha chiarito le idee parlare con lei, mi chiami”.

L’altro lo prende e sorrise.”Anche a me ha fatto piacere, ma mi deve lasciare con un finale degno di tutto questo…”

“Mi viene in mente un incipit famoso che ho sempre in mente …”

Dice il saggio…

dice il saggioNoi che ricerchiamo la conoscenza, ci siamo sconosciuti, noi stessi ignoti a noi stessi, e la cosa ha le sue buone ragioni. Noi non ci siamo mai cercati, e come avremmo mai potuto, un bel giorno, “trovarci”?

Si è detto e a ragione: «Dove è il vostro tesoro, è anche il vostro cuore», il “nostro” tesoro si trova dove sono gli alveari della nostra conoscenza. E per questo siamo sempre in movimento, come veri e propri animali alati e raccoglitori di miele dello spirito, preoccupati in realtà solo e unicamente di una cosa, di «portare a casa» qualcosa.

Di fronte alla vita, poi, e a quello che concerne le cosiddette «esperienze», chi di noi mai ha anche solo la serietà necessaria? O il tempo necessario? Di queste cose, temo, non ci siamo mai veramente «occupati», infatti il nostro cuore è altrove, e anche le nostre orecchie!

Simili piuttosto a chi, divinamente distratto e immerso in se stesso ha appena avuto le orecchie percosse dal suono della campana che con tutta la sua forza ha annunziato il mezzogiorno con dodici rintocchi, e si sveglia all’improvviso e si chiede «che suono è mai questo?», così noi, di quando in quando, “dopo”, ci stropicciamo le orecchie tutti sorpresi e imbarazzati e chiediamo «che cosa mai abbiamo realmente vissuto:» o ancora «chi “siamo” noi in realtà?» e contiamo solo “dopo”, come si è detto, tutti e dodici i frementi rintocchi della nostra esperienza, della nostra vita, del nostro “essere” – ahimè – e sbagliamo a contare…

Infatti necessariamente rimaniamo estranei a noi stessi, non ci capiamo, “dobbiamo” scambiarci per altri, per noi vale per l’eternità, la frase «ognuno è per se stesso la cosa più lontana», noi non ci riconosciamo come gente che «ricerca la conoscenza»

(Friedrich Wilhelm Nietzsche)