Cosa significa essere uno snob nella società odierna? Il desiderio di frequentare il più prestigioso dei college? O il desiderio di sfoggiare il capo di marca all’ultimo grido? O l’ultima versione di Ipad?

Si tratta, a guardar bene, di nozioni superate di snobismo. Istruzione, stato sociale e reddito – le tre chiavi primarie per definire uno snob negli ultimi due secoli – vengono ribaltate dalla onnipresente Internet. Stiamo vedendo l’arrivo degli Snob Digitali.

Prendete l’istruzione, per esempio. Quello che prima era il marchio più riconosciuto di snobismo è stato completamente ribaltato dalla trasformazione digitale del mondo. Università rinomate per la loro esclusività e selettività, stanno spalancando le porte digitali. Negli USA, Stanford ha avuto oltre 150.000 persone iscritte ad un corso web sull’intelligenza artificiale, mentre MIT e Yale hanno implementato nuove open courseware. Al contempo, d’altra parte, diventano prestigiosi e solo su invito, gli eventi per l’elite intellettuale, come TED, che si aprono ai licenziatari in tutto il mondo.

E non è tutto. La tecnologia sta trasformando anche il concetto di “stato sociale“. Se, in un mondo analogico, bastava escludere gli “indesiderabili”, in un mondo digitale, è tutta un’altra questione.
Come fare ad arrivare a 100.000 followers su Twitter, se no?
Ciò ha portato ad una rottura della gerarchia sociale e celebrità come Fiorello, Nicola Savino e molti altri, tra cui una schiera di politici tecnologicamente in erba, sono improvvisamente i nuovi tastemakers, mentre la celebrità meno geek vengono lasciate a giocherellare in un angolo con i loro account di posta elettronica.

E’ soprattutto Twitter il fenomeno del momento. E il gioco di questi nuovi attori sembra essere una riproposizione del “chi ce l’ha più lungo (il numero dei followers)“… argomento dibattuto con frequenza in molte trasmissioni televisive e preferito dalla fantastica (ma per questo con qualche punto in meno) Daria Bignardi degli ultimi mesi.
Gioco non disdegnato neanche da quell’elite chiusa di professionisti del settore che guardano con distacco e un po’ di “maleodoranza” i nuovi, seppur famosi, arrivati. Capaci di fare il “tiro al piccione” con chiunque non segua regole dettate da loro (o affini digital-precursori) dentro a quelle stanze ovattate a loro destinate per diritto (?). Dimenticando lo scopo dei social network e l’importanza delle “granovettiane” relazioni deboli.

Anche per quanto riguarda reddito e occupazione c’è stato un fondamentale ripensamento di ciò che significa essere snob. Ricordate i giorni in cui era “figo” lavorare per una grande azienda come IBM o Andersen Consulting? Ora conta diventare il CEO di una start-up (parola ormai onnipresente nella nostra quotidianità) che si occupa di new technology. Come Reid Hoffman ci ha ricordato al TED, siamo entrati in una nuova era in cui le nostre carriere sono start-up e siamo tutti imprenditori in cerca di cambiare il mondo delle idee. Noi siamo giudicati dalla nostra alfabetizzazione in rete, non dai nostri conti bancari. O perlomeno crediamo…

Con l’istruzione, stato sociale e reddito – le tre principali carte degli snob analogici – ora sotto la pressione della digitalizzazione implacabile del mondo, cosa sono diventati gli snob in questi giorni?

Che ne dite della tecnologia? Come Eric Schmidt, Presidente di Google, ha sottolineato in occasione del Mobile World Congress di Barcellona, quello che sta emergendo è una stratificazione di una nuova classe sociale in cui la determinante principale sarà l’accesso all’uso di tecnologia. Come sottolinea Schmidt, la società tecnologica è alimentata a tre livelli distinti: l’iper-connesso (elite digitale), il ben collegato (classe media) e la maggior parte di aspiranti (che non hanno alcun reale accesso alla tecnologia). Secondo Schmidt, un piccolo gruppo privilegiato all’interno della società diventeranno i nuovi Snobs Digitali:

“I pochi privilegiati probabilmente dovranno affrontare un futuro che non potrà che essere limitato da ciò che la tecnologia può fare. Avranno accesso alla potenza di elaborazione illimitata e reti ad alta velocità nella maggior parte delle grandi città. Nella visione di Schmidt, questo gruppo sarà presto rappresentato da “robot” che parteciperanno a più eventi contemporaneamente stando seduti nel loro ufficio. Per loro, le tecnologie che una volta sembravano fantascienza, saranno presto disponibili, come per esempio auto senza guidatore a bordo per ridurre gli incidenti. Allo stesso tempo però, la tecnologia sarà effettivamente diventata molto più facile da usare e semplicemente sparirà”.

La parola “snob” ha avuto una storia molto colorata nel corso degli ultimi duecento anni. Per diverse ragioni, la parola sta tornando alle sue origini come un termine che gli studenti dell’Università di Cambridge usavano per riferirsi ai popolani e ai cittadini. Gli Snob di oggi non si misurano dalla ricchezza, dal reddito o dallo status sociale. Possono essere la “pecora nera” della famiglia ma, fintanto che sanno usare Internet e connettersi con dispositivi digitali, possono diventare parte dell’elite imprenditoriale con le idee che diffondono.

Per parafrasare (male) F. Scott Fitzgerald (egli stesso un po ‘snob):

“gli snob digitali sono diversi da te e me. Posseggono e si godono Internet che fa qualcosa per loro: li rende morbidi dove noi siamo duri, e cinici dove noi siamo fiduciosi, in un modo che, a meno che non siate nati in questa generazione digitale, è molto difficile da capire”.