Le Piccole e Medie Imprese sono il cuore pulsante del tessuto imprenditoriale italiano. Sotto l’etichetta-cappello di PMI troviamo microimprese costituite da una sola persona – che fa del passaparola il suo unico veicolo di acquisizione di nuovi clienti – e società che fatturano milioni di euro e hanno budget e piani di marketing ben solidi. Per questi due estremi, e per tutte le imprese che si pongono nel mezzo di questo continuum di storie imprenditoriali ed esperienze, Internet rappresenta ancora una opportunità poco sfruttata.

La considerazione vale sia per la digitalizzazione dei processi di gestione che per le opportunità che la rete delle reti presenta per il marketing e la comunicazione. Arriveremo ad avere un piano di marketing digitale strutturato e commisurato agli obiettivi di business di ogni azienda, piccola o grande. Perché le persone passano sempre più tempo online per informarsi, confrontare, divertirsi, interagire, comprare, comunicare.

Ci sono delle attività che con un impatto minimo in termini di tempo dedicato e budget speso possono portare enormi benefici a tutte le imprese, e in particolare a quelle che si stanno affacciando ora alla rete. Ne ho selezionate tre, particolarmente importanti e utili, dalla mia esperienza di formatrice e consulente.

1. Ascoltare

Le persone in rete parlano, condividono esperienze di acquisto, chiedono consigli prima di comprare, confrontano brand e prodotti. Nei blog, forum, portali, social media l’azienda vive per voce dei suoi clienti e degli ambasciatori del brand. L’azienda può non ascoltare? Certo, decide di non monitorare quello che si dice ma perde la grande opportunità di conoscere l’opinione dei suoi clienti, individuare gli entusiasti e chi non è soddisfatto, risolvere sul nascere una potenziale crisi.

L’ascolto della rete implica una prima parte di monitoraggio: vanno costantemente individuati i contenuti in cui è nominato il brand, le persone chiave in azienda, i prodotti o le iniziative in cui è coinvolta. Questo processo può essere manuale – con evidenti limiti – o affidato a software più o meno potenti.

Google mette a disposizione gratuitamente Google Alert, un servizio di monitoraggio di base, gratuito, che permette di indicare le parole chiave da tenere monitorate e ricevere periodicamente nella casella di posta un’anteprima dei documenti in cui queste parole chiave compaiono. Attivare questo semplice monitoraggio per sapere che cosa si dice online dell’azienda e dei suoi prodotti richiede pochi minuti e avvia un processo di ascolto prezioso.

Per cominciare: Google Alert

2. Misurare

Quante persone vedono ogni giorno il sito e da quali Paesi del mondo navigano? Soprattutto per chi esporta, le statistiche di accesso al sito sono una fonte di dati di marketing fondamentale. Ci dicono da quali mercati ci cercano i clienti potenziali, quali prodotti visualizzano e da quali siti provengono. La quantità di informazioni che si possono ottenere da una lettura attenta delle statistiche web – tecnicamente web analytics – è enorme. Spesso la vera sfida sta nell’individuare e isolare solo gli indicatori significativi per tenere monitorato l’andamento delle attività digitali. La web analytics permette ad ogni imprenditore di sapere quante persone visitano giornalmente il sito, che azioni compiono, ma non solo: permette di valutare l’efficacia degli investimenti in marketing online e tradizionale. Il nuovo sito porta maggiori richieste di preventivo del precedente e se sì in che misura? La newsletter supporta le vendite dell’e-commerce o sono gli investimenti in keyword advertising a dare i risultati migliori (posso arrivare a comparare il rendimento di ogni euro speso nei diversi canali)? La campagna sulla stampa locale ha generato un incremento degli accessi al sito?

Attivare un software di web analytics richiede pochi passaggi per l’inserimento dei codici di tracciamento e la configurazione. Un’analisi quotidiana di pochi minuti permette di familiarizzare con lo strumento e di capirne man mano le potenzialità. Tra i software disponibili, Google Analytics è ormai uno standard, gratuito e molto potente.

Per cominciare: Google Analytics

3. Integrare sito e social media

Gli italiani su Facebook sono circa venti milioni. Sempre di più “stare online” significa interagire in un social media. Gli asset digitali aziendali devono tenere conto di questo passaggio nei comportamenti dei navigatori: non esiste più solo il sito, allarghiamo gli orizzonti e raggiugiamo gli utenti dove sono. Un primo passaggio verso questa integrazione è permettere a chi naviga sul sito di condividere i contenuti che sta visualizzando con la sua rete di relazioni sociali online.

Inserire ben visibili nelle pagine del sito web i pulsanti di condivisione su Facebook, Twitter, LinkedIn – la scelta va fatta sulla base del sito, dei suoi obiettivi, del profilo dei navigatori – è un passaggio semplice che permette di moltiplicare in modo esponenziale la diffusione dei contenuti aziendali. Ogni persona che deciderà di cliccare Mi piace e condividere su Facebook la pagina del nostro nuovo prodotto può farlo conoscere potenzialmente ai suoi 130 amici (la media di amici che ogni persona ha, secondo Facebook).

Questi sono tre azioni a basso impatto organizzativo ed economico, che aprono la via alle potenzialità di Internet per competere nel mercato globale. Buon lavoro!